Come l’uomo affronta la vita

20 09 2007

La fuga da sé, il ‘divertissement’ 

Secondo Pascal, l’atteggiamento ordinario dell’uomo è quello di dimenticarsi volutamente della sua morte. Nelle attività che l’uomo si impone nella sua vita vi è sempre la tendenza a tenersi impegnato per non avvicinare il pensiero doloroso della morte, presente in tutti gli uomini.  

Gli uomini cercano allora il divertissement (la distrazione lieta, il gioco che conduce all’oblio della fine), cercano in tutti i modi questa distrazione continua. Per questo l’uomo fatica a stare tranquillo in una stanza vuota: egli viene a contatto con i suoi pensieri, e alla fine arriva al contatto con la coscienza della morte, per cui tutti gli uomini si impongono una certa frenesia nelle loro attività, tale da produrre la dimenticanza dei suoi pensieri penosi. 

Tale pratica e poi così diffusa, che gli uomini considerano anche onorevole tale frenesia che nasconde i pensieri più profondi, una vita lieta e priva di tristezze, che conduce inavvertitamente alla morte, acquista un valore positivo agli occhi dei più.   

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Il pensiero esistenzialista

20 09 2007

Dopo la prima guerra mondiale l’uomo aveva dovuto assistere, quasi impotente, allo spettacolo desolante che essa aveva prodotto: distruzioni materiali, svalutazione monetaria in tutti gli Stati d’Europa, giovani vite spezzate, gravi crisi familiari e profonde lacerazioni delle coscienze individuali. Quella guerra che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi politici, sociali ed economici si concludeva con un’amara sconfitta dell’uomo, sia di quello vinto, sia di quello vincitore. Ci si trovava di fronte ad una realtà che portava con sé forti tensioni sociali, oscure paure per un incerto futuro e grave crisi dei valori morali. In questo scenario quasi apocalittico nasce una nuova corrente filosofica, l’Esistenzialismo, che vuole interrogarsi sul significato dell’esistenza umana e proporre nuove soluzioni che ridiano all’uomo quella fiducia in se stesso e quella dignità miseramente naufragata col predetto periodo della grande guerra. L’epoca dell’Esistenzialismo è, quindi, un’epoca di crisi. La filosofia esistenzialista considera l’uomo come un essere finito, gettato nel mondo, continuamente lacerato in situazioni problematiche ed assurde. È proprio dell’uomo nella sua singolarità che l’Esistenzialismo si interessa. L’esistenza è un modo di essere finito, essa è possibilità cioè un poter-essere. L’esistenza non è un’essenza, l’uomo sarà quello che egli ha deciso di essere. Il suo modo di essere è un poter-essere, un uscir fuori, un’incertezza ed un rischio. Pertanto al centro del pensiero esistenzialistico si trova il concetto di uomo singolo e finito e quello di libertà, intesa come impegno e rischio concreto.

Alla radice dell’Esistenzialismo si trova il pensiero di Kierkegaard.

In letteratura autori esistenzialisti furono Kafka, Dostoevskij, Camus e senzaltro Cassola con ‘La Ragazza di Bube’:

Quando, alle ultime battute del romanzo, la ragazza giunge ad esprimere la sua umile morale, nella semplice immediatezza delle sue parole possiamo avvertire tutto il peso di una consapevolezza raggiunta faticosamente, con impegno e sofferenza. «È cattiva la gente che non ha provato dolore — disse Mara — Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno».





A proposito di Musica..

20 09 2007

<<La vita senza musica non è vita>>

(Friedrich Nietzsche, La caduta degli dei)

Il significato del termine musica è molto dibattuto tra gli studiosi per via delle sue diverse accezioni e dei molti usi che se ne fanno. Etimologicamente il termine musica deriva da Muse (figure della mitologia greca e romana) e viene accostato al termine sottinteso tecnica, che a sua volta deriva dal greco tecne. Infatti in origine il termine musica non stava a indicare una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di “perfetto” e “bello”.

La storia della Musica è una storia molto complessa che ha avuto un sua evoluzione enorme nel corso dei millenni. In origine, la parola “musica”, stava a significare “musa”, cioè tutto ciò che è bello, e perfetto. Non c’è stata popolazione o persona che non iniziò a creare, a fare, del ritmo con qualunque oggetto trovato sottomano, perché, il ritmo, sta quasi a riprodurre il primo suono che abbiamo sentito (ritmato), nella nostra vita, quando eravamo ancora nella pancia materna: il battito cardiaco ed il respiro.

Nell’antica Grecia nacque una materia, una scienza, che estraeva anch’essa queste ultime due, la matematica, che è parte fondamentale della musica, come Pitagora capì, per la relazione tra frazione e suono. Platone disse che come la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica doveva servire ad arricchire l’animo, ritenendola una funzione educativa, come la matematica, secondo lui bisognava saper scegliere fra tanto e poco, fra più o meno, fra bene o male, per arrivare all’obiettivo finale. Nel cristianesimo ebbe grande diffusione il canto, perché lo stesso “Cristo” veniva descritto come un cantore insieme ai suoi discepoli: “E dopo aver cantato l’inno uscirono verso il monte degli Ulivi” Matteo (14, 22-26). La musica nel cristianesimo si sviluppa molto nel luogo di culto, la chiesa, musica che veniva suonata per la celebrazione della messa.

Fu nel Medioevo, che furono inventate le note, perché le melodie erano sempre più lunghe e più difficili da ricordare, così nacque l’esigenza di “annotare” sopra il testo da cantare, con dei segni chiamati “neumi” che segnavano la direzione ascendente o discendente della linea melodica. Dai primi aiuti mnemonici, nacque il sistema del tetragramma, attribuito a Guido d’Arezzo (992 c.a.-1050 c.a.).

Dal 1500 iniziò lo sviluppo del sistema tonale che ebbe un delle sue pietre miliari nell’opera di J.S.Bach “Clavicembalo ben temperato” (1722), per proseguire poi nel secolo d’oro della musica classica occidentale (tra il 1750 e il 1850), quando vennero elaborate forme sempre più ricche di musica sinfonica ed operistica, fino a venire radicalmente contestato dalla musica del XX secolo, che esplorò le nuove forme dell’atonalità.

Nel ‘900 ci sono anche formazioni di nuovi generi musicali, come il blues, il country, il rock, il pop, il jazz, il metal, il fusion, ecc. Tutto questo si deve alla rivoluzione tecnologica che inserisce l’altoparlante, l’amplificatore e la batteria.

Gli ultimi anni del XX secolo vedono la creazione di nuovi generi che vanno a rivisitare quelli passati, come ad esempio la musica sacra dei canti Gregoriani, rivisitati in chiave profana.

Quindi la musica ha un’evoluzione che vede la trasformazione, del suo stesso significato, la “perfezione”, che si vede rappresentare in tanti modi diversi e da tante cose diverse, dall’armonia della lira degli aedi a quella della chitarra elettrica del Rock.